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Patrimonio Canelli e l’Asti spumante

Canelli e l’Asti spumante

La tradizione spumantiera

L’eccellenza del vino Asti Spumante viene rappresentata a pieno da questa componente. Si tratta di un territorio che rende inconfondibile il paesaggio che lo circonda, grazie alle distese di vigneti curati e plasmati nel corso degli anni dal lavoro dei contadini.

È in questo luogo che, grazie ad un continuo miglioramento delle tecniche di coltivazione e lavorazione del vitigno Moscato Bianco, si è dato il via alla storia dei grandi vini spumanti italiani.

Fu, nel lontano 1895, il professore enologo piemontese Federico Martinotti ad applicare per primo il nuovo metodo di vinificazione da cui si ottiene tale vino; si trattò di un primo importante passo verso l’avvio della produzione di spumante piemontese che fu seguito da un continuo affinaggio delle tecniche, tra cui si ricorda l’apporto dell’enologo francese Charmat, che ha portato all’ottenimento dell’attuale pregiato prodotto.

La città di Canelli viene presa come pietra miliare di questa componente per il fondamentale ruolo giocato nell’evoluzione dell’Asti Spumante.

Comune di impianto medioevale, si compone di una porzione detta Villanova, sorta intorno all’antica struttura fortificata, e del borgo, formatosi per stratificazioni successive attorno all’antico castello medioevale.

Le architetture dell’area di Canelli sono una testimonianza della capacità di adeguare i luoghi alle trasformazioni ed alle esigenze del ciclo produttivo vitivinicolo. Proprio all’interno del Comune si avviò nella seconda metà dell’Ottocento la ricerca di Martinotti: all’interno di spazi chiamati volgarmente “Cattedrali Sotterranee”, si avviarono le prime spumantiere del comprensorio. Si tratta di ampi spazi sotterranei, caratterizzati da ambienti voltati con mattoni faccia vista, che devono la loro forma e distribuzione degli spazi ai procedimenti di lavorazione del vino spumante.

 

 

Canelli e l'Asti Spumante

All’interno del sito “Canelli e l’Asti Spumante” si inserisce un altro piccolo borgo che rappresenta un esempio singolare di architettura vernacolare strettamente legata alla cultura vitivinicola. Si tratta del piccolo borgo di Calosso, paese d’altura che saputo conservare inalterato il suo impianto medioevale, e dei suoi particolari crutin, cantine scavate nel tufo e voltate in mattoni, usate sia per la conservazione domestica delle bottiglie e delle derrate alimentari sia come cisterne o ghiacciaie. La loro diffusione nel borgo di Calosso risulta piuttosto estesa, tanto che quasi ogni abitazione del centro storico ne risulta in possesso; si tratta di ambienti dalla dimensione molto variabili la cui costruzione, la cui data spesso è riportata con una scrittura manuale sulle pareti, risale ad un periodo tra il XVIII e il XIX secolo.

In tutto l’area di “Canelli e l’Asti Spumante” conta 1236 ha di vigneti coltivati prevalentemente a Moscato Bianco, 238 aziende vitivinicole specializzate nella produzione di spumante, tra cui le industrie spumantiere di Canelli e la Cantina Sociale di Calosso. Si affida all’Enoteca Regionale di Canelli e dell’Astesana e alla cantina comunale di Calosso il compito di distribuire e divulgare questo prodotto unico nel suo genere.

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